AUTISMO E BAMBINI, UNA REALTA’ IMPEGNATIVA E VARIEGATA by Antonietta Paglia

29 Apr, 2014

faceb-foto-okCari lettori, da questo numero del vostro giornale Byou percorreremo insieme molti temi riguardante la sfera sociale, una sorta di viaggio a tappe che ci porterà a conoscere meglio questi argomenti e soprattutto a dare qualche indicazione pratica ed utile. Il primo tema che voglio affrontare riguarda una realtà sempre più corposa e verso la quale si stanno rivolgendo studi approfonditi: l’autismo.

L’autismo è una patologia che interessa la sfera cerebrale, influenzando inparticolar modo la socialità e la comunicazione dell’individuo che ne è affetto. Rientra nella categoria dei “disturbi pervasivi dello sviluppo”, e colpisce nella stragrande maggioranza individui di sesso maschile. Esistono diverse forme di Autismo, più o meno invalidanti. Qualche mese fa si sono presentati nel mio ufficio due genitori che mi hanno richiesto di ” ricoverare il figlio autistico”, dato che non riuscivano più a gestirlo.

Come rispondere a questa richiesta? Innanzitutto bisogna capire se il bambino ha già avuto contatti con il servizio di Neuropsichiatria Infantile, e valutare il progetto studiato per lui. Spesso infatti i bambini sono seguiti dalla Npi senza che vi sia intervento da parte del servizio sociale. Subito dopo è necessario capire cosa intendono i genitori con l’espressione “ricovero”; pensano ad un collocamento a lungo termine fuori dalla famiglia oppure un intervento temporaneo che dia loro un pò di sollievo? Questa informazione è necessaria per capire se ci troviamo davanti ad una dinamica espulsiva piuttosto pesante oppure se la richiesta corrisponde ad una soluzione che i genitori hanno elaborato in un momento particolarmente difficile.
Se la risposta dei genitori vira verso il sollievo temporaneo bisogna esplorare alcuni aspetti:

  1. Perchè hanno pensato ad un ricovero?
  2. Che struttura avevano in mente per il figlio?
  3. Come passa le giornate il ragazzo? Qual’è il suo livello di autonomia?
  4. Quale professionista potrebbe essere coinvolto, quale parente potrebbe dare una mano durante il giorno?

A questo punto bisogna rivolgersi ad una struttura residenziale oppure cercare una soluzione appunto, coinvolgendo terze persone, organizzando colloqui di conoscenza tra loro e la famiglia del ragazzo, alla presenza del ragazzo stesso. Bisogna predisporre o intensificare gli interventi di sostegno: aiuto pratico in casa, consulenza educativa, sostegno emotivo ai genitori, centri diurni per aiutare il ragazzo/a nella socializzazione e per consolidare le abilità imparate a scuola.

Importanti sono le azioni e gli obbiettivi da fissare e verificare periodicamente. Se invece i genitori manifestano una vera e propria richiesta di allontanamento, l’operatore dovrà muoversi con estrema cautela, anche perchè tale allontanamento non può essere agito dall’assistente sociale stesso. Necessario spostare il focus dal “ciò che non funziona” alla loro ispirazione di diventare “genitori adeguati”, e invitare la coppia a collocare il figlio nella storia familiare . Raccomando di affidarvi alla rete, in quanto internet è una vera e propria miniera di siti di associazioni, progetti, strutture, blog e indicazioni pratiche rispetto questo tema.

metVi segnalo in particolar modo il sito o dell’Associazione italiana Autismo:
www.angsaonlus.org
www.autismo.inews.it/pag_ospedali.htm
www.specialeautismo.it/servizi/menu/dinamica.aspxidArea
Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici ANGSA onlus http://www.angsaonlus.org/
M.E.T. http://pagliantonietta.wix.com/socialmet

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